È il 4 giugno 2016. Sono le 11.06 quando François D’Haene taglia il traguardo davanti a una folla di fan e amici venuti a sostenerlo. L’ultrarunner francese ha appena completato i 180 chilometri e i 13.000 metri di dislivello del GR 20 (Sentier de Grande Randonnée 20) in 31 ore e 6 minuti. Polverizzato il record stabilito da Guillaume Peretti nel 2014 che a sua volta aveva migliorato il primato di Kilian Jornet. Il campione catalano dell’ultra trail aveva percorso il GR 20 in 32 ore e 52 minuti. Eppure François D’Haene non sembra così diverso dalla “gente comune”. Be’, a parte la sua tendenza a impegnarsi in sfide che sembrano missioni suicide.
Un amante dei grandi spazi aperti
Nato nel 1985 a Lille, François si è innamorato della montagna dopo essersi spostato a Chambery con i suoi genitori. Da bambino ha trascorso la sua vita all'aria aperta praticando tutti gli sport legati alla montagna: «Abbiamo deciso di vivere all’aria aperta con lui e scoprire la montagna», dice Sylvie, la madre. Durante l'adolescenza ha praticato sci di fondo e 3000 siepi, due discipline nelle quali non ha eccelso particolarmente: «Non ho mai fatto una prestazione significativa, mai corso 10 chilometri in meno di 33 minuti, i 3.000 siepi in meno di 9 minuti», ha dichiarato in un’intervista. «In atletica non avevo lo stesso piacere, quindi non sarei stato altrettanto efficace». La svolta è avvenuta nel 2006 quando François è andato a vivere a Grenoble per studiare Fisioterapia. A quel tempo aveva l’abitudine di raggiungere Grenoble a piedi con i suoi amici attraverso le Prealpi della Chartreuse. Rendendosi conto di avere talento sulle lunghe distanze uno dei suoi amici lo ha iscritto al Tour des Glaciers della Vanoise, una competizione di trail running che François ha vinto in 8 ore a soli 19 anni. Fine dei giri in pista e via con le corse in grandi spazi aperti.
Una "doppia vita"
Anche dopo essere diventato fisioterapista François D'Haene ha continuato a correre tra un appuntamento e l'altro. Fino a quando non ha deciso di lasciare tutto per completare il progetto della sua vita: dedicarsi alla viticoltura con sua moglie Carline. Nel 2012 ha comprato una superficie di 3 ettari a Saint-Julien, nel Beaujolais. Nonostante i molti titoli (tra cui il famoso Ultra Trail du Mont-Blanc) François D’Haene non è ancora un atleta professionista. Unire le sue due passioni gli consente di mantenere una vita equilibrata. Questa è la sua forza: «Quello che mi rende performante è la mia freschezza mentale e fisica, l’equilibrio che ottengo dedicandomi al mio lavoro e alla mia famiglia. Il mio progetto vinicolo con mia moglie è super importante».
Un bon vivant
Unire l'attività vinicola e quella di atleta di alto livello sembra paradossale: «È importante non vivere di privazioni. Sarebbe il più grande errore. Forse in una 10 km o una maratona, ma onestamente non credo. La gente sarà ancora più felice se non si priva di nulla», ha detto. Nell’ultra trail, oltre alla forma fisica, è la mente che fa la differenza: «Se alla base la sfida in sé non ti piace e stai solo andando là fuori per battere un record, senza una storia dietro, non credo che arriverai in fondo.»
Con un simile record è difficile contraddirlo. Negli ultimi anni François D’Haene ha segnato la storia dell’ultra trail: tre volte vincitore della Diagonale des Fous (Grand Raid) – considerata una delle gare più dure del mondo – nel 2013, 2014 e 2016. Il francese detiene anche il record dell’Ultra Trail du Mont Blanc, una gara leggendaria che ha chiuso in 20 ore e 11 minuti nel 2014. E dalle 11.06 di quel famoso 4 giugno è il nuovo primatista del GR 20. Un'epopea raccontata in Crossing Corsica, un documentario trasmesso su Red Bull TV.




