I New Order e la Nazionale inglese di calcio
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Musica Mondiale

Breve storia della musica ai Mondiali di calcio, da Morricone ai Lightining Seeds
Di Francesco Abazia
9 minuti di letturaPublished on
I Mondiali di calcio sono il più grande spettacolo sportivo al mondo. Non è una considerazione personale, né tantomeno un giudizio di merito, è un semplice dato: ogni match dei Mondiali è seguito in media da 200 milioni di persone, un dato che se moltiplicato per 64 incontri rende l’enorme numero di circa 13 miliardi di spettatori (stando ai numeri del 2014). Ma non solo, come spiegato dal Professor Simon Shibli della Sheffield Hallam University alla BBC: «Tutti sanno che la Coppa del Mondo e, in misura minore, le Olimpiadi, sono i due maggiori eventi sportivi in termini di interesse e copertura dei media». Tutti, insomma, guardano la Coppa del Mondo e non solo perché il calcio è lo sport più diffuso e praticato al mondo, ma perché il retroterra culturale della Coppa del Mondo è talmente forte da influenzare l’economia di un paese e addirittura – si guardi all'esempio di Argentina ’78 – le scelte politiche dello stesso. Spesso, però, si sottovaluta l’impatto della musica nella massima competizione calcistica.
Football's coming home

Football's coming home

© The Independent

Attorno alla Coppa del Mondo c'è un grosso business musicale, capace di spostare interessi e di muovere le più importanti star planetarie. Dal 1962 la FIFA commissiona la produzione di un “inno ufficiale” del Mondiale, che spesso negli anni si è moltiplicato o spacchettato. Quest’anno per esempio sono state prodotti 4 inni ufficiali per il Mondiale, tra cui “Live It Up” di Diplo, Will Smith e Nicky Jam e “Colors” di Maluma e Jason Derulo (le altre sono “Positivo” di J Balvin e “Komanda 2018” della star russa Polina Gagarina). A scorrere i nomi degli artisti coinvolti – e di quelli coinvolti nelle ultime edizioni – si possono notare due cose:
  1. Dal 1998 in poi la FIFA ha commissionato più di un inno per il Mondiale, generalmente, almeno uno in inglese, uno in spagnolo e uno nella lingua del paese ospitante.
  2. «È interessante come i protagonisti principali della vicenda – il cubano Pitbull, la portoricana Lopez, la colombiana Shakira – appartengano tutti, sebbene con sfumature diverse, a quell’ambiguo contenitore metamusicale che va sotto il nome di latin pop», come scrive Valerio Mattioli in un pezzo del 2014 su Ultimo Uomo.
Nonostante il tentativo di banalizzazione sonora perpetuato della FIFA negli anni, la musica al Mondiale ha avuto e continua ad avere una forte valenza rappresentativa, oltre a nascondere anche pezzi di valore musicale e alcune delle più strane e affascinanti storie legate al mondo della musica sportiva.

Argentina 1978

Il primo inno ufficiale di un Mondiale è stato quello del 1962, quando ai Los Ramblers – un collettivo folk-rock cileno ancora oggi in attività – fu chiesto di comporre un brano per celebrare l’arrivo della coppa del Mondo proprio in Cile, “El Rock Del Mundial”. Per diversi anni a comporre l’inno ufficiale della Coppa vennero chiamati sempre musicisti locali – e cosi sarà per gli anni successivi – con una notevole eccezione. Quella del 1978, quando i Mondiali argentini organizzati dalla dittatura di Videla pensarono di far comporre il loro inno a Ennio Morricone. Nonostante l’enorme sospetto che quella competizione servisse alla dittatura solo come gigantesco diversivo sociale, Morricone accettò e compose il primo inno mondiale senza parole, avvalendosi dell’aiuto della Orquesta Filarmonica de Buenos Aires. La “Marcha del Mundial” è un theme che tradisce un approccio molto alla Moricone alla composizione, e dal punto di vista prettamente musicale uno dei migliori inni composti. Certo a pesare sono i committenti, e le motivazioni che spinsero Morricone – le cui idee politiche non sono mai state troppo esposte – ad accettare il lavoro.

Spagna 1982 e Messico 1986

Non sempre però la canzone scelta dalla FIFA per essere inno del Mondiale diventa effettivamente la canzone di riferimento del Mondiale. Entrano in gioco tanti fattori, da quelli affettivi alla casualità, che rendono canzoni più memorabili di altre. Nel 1982 venne ingaggiato Placido Domingo, ma la canzone che diventò popolare, soprattutto in Italia, fu l’assurda cover della canzone “Da Da Da” del gruppo tedesco Trio. Per celebrare la vittoria dell’Italia i Master, un inedito trio formato da Paolo Paltrinieri, Lorenzo Canovi e Romeo Corpetti, cantarono sulla strumentale originale un testo che metteva in fila i nomi dei calciatori della Nazionale Italiana. Il brano venne poi rilasciato anche in una rarissima edizione in vinile 7’’, e nel tempo diventerà forse più celebre del suo omonimo originale.
Quattro anni più tardi, in Messico, è il turno di Arrow, l’autore della celebre “Hot Hot Hot”, di diventare più popolare dell’inno ufficiale. Nel 1986, in previsione del Mondiale, Arrow realizzò una versione in spagnolo, “Caliente Caliente” del pezzo, ma a passare alla storia fu invece la versione originale, che viene spesso (erroneamente) definita come la canzone ufficiale del Mondiale messicano.

Italia 1990

Il Mondiale italiano verrà ricordato come quello di “Un'Estate Italiana”. È questo il titolo del brano cantato da Gianna Nannini e Edoardo Bennato, che accompagnerà l’Italia fino alla semifinale persa a Napoli contro l’Argentina di Maradona e Caniggia. “Un'Estate Italiana” è solo la versione italiana del brano: ufficialmente l’inno dei Mondiali è “To Be Number One”, composta da Giorgio Moroder, che scelse i due artisti per sostituire il testo inglese di Tom Whitlock. La scelta fu particolarmente fortunata: complice l’entusiasmante cavalcata italiana, il brano divenne un successo commerciale, oltre a passare alla storia come uno degli ultimi 45 giri di successo nel nostro mercato.
Nonostante questo, “Un'Estate Italiana” non è il brano più celebre dei Mondiali ’90. Il titolo spetta di diritto a “World In Motion”, brano scritto e realizzato dai New Order appositamente per i Mondiali. Il pezzo, perfetto esempio di synthpop, vede tra i credit anche un verso rap del calciatore John Barnes, più un coro cantato da alcuni dei componenti della squadra. Uno dei dettagli più divertenti della realizzazione del brano, è che Barnes venne scelto dopo una sorta di cast a cui avevano participato anche altri suoi compagni di squadra.

Francia 1998

È nel 1998 però che cambia tutto. La FIFA incontra per la prima volta il latin pop sulla sua strada, e binomio tra nazione ospitante il mondiale e artista che ne compone l’inno salta definitivamente. Come molti ricorderanno l’inno di Francia '98 è “La copa de la vida” di Ricky Martin, che diventerà uno dei più grandi successi del cantante portoricano. Come scrive Mattioli, la svolta epocale è rappresentata dal fatto che «è anche la prima volta che la FIFA si rivolge, anziché a cantanti di seconda fascia, idoli locali, o al massimo rispettabili musicisti di estrazione paracolta a una popstar internazionale vera e propria». Con “La copa de la vida” – o con “Boom” di Anastacia o “We Are One” di Pitbull nelle edizioni seguenti – le popstar invadono la FIFA e il Mondiale comincia ad assumere le proporzioni mediatiche odierne.
Questa, tuttavia, non è la miglior storia musicale del mondiale francese. Dall’altra parte della Manica, la FA (la federazione calcistica inglese) aveva ingaggiato l’England United, un collettivo di popstar guidato dalle Spice Girls, per comporre l’anthem che avrebbe accompagnato l’Inghilterra al Mondiale. La canzone venne però completamente oscurata dall’incredibile successo di due brani. Il primo è “Vindaloo”, una sorta di parodia dei cori degli hooligans, realizzato dalla band Fat Les, che generò anche un piccolo incidente razziale.
Ma soprattutto, a rubare completamente la scena fu un pezzo originariamente conosciuto come “Three Lions”, ma che durante Russia 2018 avrete sentito intonare come “Football’s Coming Home”. Il brano venne prodotto da Ian Broudie dei Lightning Seeds e dai comici David Baddiel e Frank Skinner. L’espetto divertente di tutta la faccenda è che il brano era stato realizzare per celebrare il “ritorno a casa” del calcio, ossia l’Europeo del 1996 tenutosi in Inghilterra. Dopo lo psicodramma della sconfitta in semifinale dei padroni di casa però, il pezzo è diventato una sorta di ricordo di tutti gli insuccessi della nazionale inglese, ed è stato aggiornato dopo i successivi Mondiali aggiungendo piccoli versi che citano le sconfitte più recenti della storia del calcio inglese. Nel 1998 venne pubblicato “Three Lions 98”, stavolta a nome della band Lightning Seed. L’eliminazione dall’Europeo ’96 fu causata proprio dal rigore sbagliato dall’attuale allenatore dell’Inghilterra, quel Gareth Southgate a cui il gruppo hardcore The Business dedicò un brano “Southgate” che non contiene complimenti all’ex difensore.

Korea e Giappone 2002

Dal 1998 in poi pare che la FIFA, oltre alla canzone ufficiale del Mondiale, abbia introdotto un “anthem”. Si traccia generalmente di tracce più evocative delle canzoni ufficiali che, come abbiamo detto, dal ’98 in poi hanno cominciato a virare verso l’allegria e il coinvolgimento emotivo. Nel 2002, per i Mondiali di Korea e Giappone, per scrivere l’anthem venne contattato il greco Vangelis, compositore della colonna sonora di "Blade Runner", tra le altre cose. Il risultato fu un brano, rilasciato in quattro versioni diverse, che con poca originalità linguistica si chiama “Anthem”, che è forse l’apice della ricerca musicale operata dalla FIFA nel corso dei campionati mondiali di calcio.

Sudafrica 2010

Non è mai troppo facile districarsi tra le ufficialità degli inni, degli anthem o dei brani ufficiali dei Mondiali. Il 2010 per esempio fu l’anno di “Waka Waka” di Shakira, così come di “Wavin’Flag” di Knaan, composta da David Guetta e Will.I.Am. Tuttavia, durante lo stesso anno e per la stessa competizione venne anche rilasciato un pezzo di R. Kelly. Non è ben chiaro come il celebre cantante R&B sia finito a scrivere un pezzo di cui nessuno si ricorda, a cui collaborano anche i Soweto Spiritual Singers. È un po’ l’emblema della maniera assolutamente disorganica in cui la FIFA pensa e realizza la promozione musicale dei suoi eventi, il cui potenziale è talmente enorme da far diventare indimenticabili pezzi che, altrimenti, finirebbero presto nel dimenticatoio.