Event & Festival

Recensione del quinto: Terraforma

Un piccolo gioiello di festival alle porte di Milano: ecco perché non ve lo dovete perdere
Di Damir Ivic
3 minuti di letturaPublished on
Un piccolo gioiello di festival: Terraforma

Un piccolo gioiello di festival: Terraforma

© [unknown]

PRIMOOrmai siamo drogati di line up. C'è un festival? Corriamo subito a vedere le line up. E sapete qual è il risultato paradossale? Che, nel campo dell'elettronica ma non solo, iniziano sempre di più ad assomigliarsi fra di loro. E' un circolo che si autoalimenta. Un festival diviene valido veramente solo nel momento in cui ha i nomi X, Y o Z. Il problema è che X, Y o Z iniziano ad essere dappertutto. Qualcosa non va. Il meccanismo di validazione ci è sfuggito di mano. Il problema non è X, Y o Z, che sono di sicuro act di qualità. Il problema è che iniziamo ad essere come i turisti americani che quando vanno in giro vogliono mangiare al McDonald's: perché sanno cosa trovano. Ok. Ci sta. Ma quanto si perdono...
SECONDOE allora: date un occhio alla line up di Terraforma. E' strana, vero? Ci sono anche nomi che non conoscete, vero?
TERZOBene: fidatevi. Perché se siete molto addentro a certe faccende musicali, i nomi in questione in realtà li conoscete; se non lo siete (e non c'è NULLA di male), fidatevi di un festival che fa le cose in una certa maniera. Come?
QUARTOCreando dei palchi molto particolari, costruiti appositamente in materiale naturale e riciclabile. Idem per quanto riguarda i banchi bar. Ancora: la qualità del suono è alta, al tempo stesso però non c'è né la voglia né la necessità di sound system giganteschi, visto che non bisogna soddisfare la sete di decibel di decine di migliaia di persone. E' tutto, in qualche modo, sostenibile. E molto attento ad esserlo. Non a caso la venue non è scelta con superficialità, o per criteri di convenienza economica: sono i boschi di Villa Arconati, alle porte di Milano. Il verde è ovunque, è molto suggestivo, avvolgente, c'è spazio per un campeggio – andato praticamente sold out in prevendita – e ci si sente davvero immersi nella natura. Niente parcheggi riadattati a venue, niente spianate di erba spelacchiata. Che spesso e volentieri sono gli unici posti dove in Italia ti fanno fare i concerti senza rovinarti la vita, a te organizzatore, sia chiaro; ma onore al merito a chi riesce ad uscire da questa trappola, a costo di rimetterci di tasca propria. Insomma: come non volere bene a persone che si prende tutte queste accortezze per te, visitatore?
QUINTOQuelli di cui sopra sono dati riscontrabili oggettivamente. Fateci aggiungere una rilevazione soggettiva: l'atmosfera che si respira, la gente. Tutti rilassati (chi nella vita sarebbe snob diventa meno snob, chi nella vita sarebbe malato di “milanesismo” diventa molto meno milanese, chi sarebbe fricchettone si sente a disagio a trapanare gli zebedei coi suoi bonghi, chi è uno preso bene non diventa logorroico, chi è uno preso male diventa preso bene). E molti stranieri. Che è una cosa che fa sempre bene: non perché gli stranieri siano a prescindere meglio degli italiani, ma perché un'atmosfera internazionale è sempre e comunque un bene di per sé. Insomma: da oggi a domenica, Terraforma. Il nostro consiglio? Fateci un salto.