Palco del 2014
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Musica

Tomorrowland, istruzioni per l’uso

8 consigli per goderselo al massimo (e 2 valide alternative)
Di Damir Ivic
9 minuti di letturaPublished on
Il countdown è iniziato: tra praticamente un mese ci sarà il primo weekend tomorrowlandiano. Sì, primo weekend, perché ormai il festival belga è diventato talmente bulimico da “mangiarsi” il calendario: ora occupa sei serate in tutto, due blocchi da tre giorni ciascuno. Il primo val 19 al 21 luglio, quello successivo dal 26 al 28 luglio 2019.
Ora: può essere che siate degli esperti navigati, con già in tasca il biglietto pure per questa edizione, e allora questo articolo vi serve fino ad un certo punto; ma magari, dall’alto della vostra esperienza, potete vedere se vi dà degli spunti utili (pratico-logistici o di riflessione che siano). Può anche essere che quest’anno finalmente siate riusciti a fare vostro un biglietto – ogni anno ormai è una corsa feroce prima che scatti il sold out – e insomma, non sapete cosa aspettarvi ma sapete di sicuro che avete grandi aspettative: qualche dritta qui magari potrebbe farvi buona compagnia. Infine, ultima categoria, ma sicuramente la più nutrita: quelli che al Tomorrowland ancora non ci sono potuti andare, ma vorrebbero tanto riuscire ad andarci… e nel frattempo consumano avidamente tutto ciò che viene scritto sul festival, per “sentirlo” almeno un po’ (o anche solo per semplice curiosità: ci sta, eccome se ci sta).

1. Finisce tutto a mezzanotte

La prima cosa da dire, che è una banalità ma se non ci si è mai stati spesso la si sottovaluta: finisce tutto a mezzanotte. Sì, mezzanotte. Scordatevi l’idea di farvi delle grandi cavalcate notturne, fino all’alba. E se siete magari del filone techno-e-dintorni, quelli per cui non c’è evento vero senza after successivo da qualche parte, sappiate che ogni volta girano voci incontrollate però boh, tendono ad essere delle bufale e/o delle faccende in posti abbastanza irraggiungibili e irragionevoli. Arrivate presto, insomma: non fate la “italianata” che “…solo gli sfigati arrivano presto”, gustatevi invece tutto il festival dall’inizio, o giù di lì.
Tomorrowland

Tomorrowland

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2. Gustatevelo tutto

E gustatevelo davvero, gustatevelo tutto. Qui l’altro consiglio fondamentale: il Tomorrowland è diventato iconico per il suo Main Stage (sì, quello dalle scenografie incredibili, quello che finisce sempre su YouTube, quello che in effetti quando è pieno ti pare veramente i-rre-a-le). E va benissimo. Ma non fate l’errore di stare lì tutto il tempo. Non fatelo. Cioè, se volete fatelo; ma vi perdereste un’occasione incredibile. L’occasione cioè di essere in un festival dove, nell’arco di tre giorni, passano veramente tantissimi generi musicali diversi in fatto di dancefloor, e sempre con interpreti ai vertici. Chiaro, c’è il who’s-who dell’EDM, ma se prendiamo ad esempio il primo weekend (19-21 luglio), se siete appassionati di techno ci sono Dave Clarke, Chris Lieving, Rødhåd e molti altri, così come c’è tutto uno stage curato da Nina Kraviz con Helena Hauff, Paula Temple e il live di Karenn o il bastione hawtiniano con lo stesso Richie, Charlotte De Witte, il live di Monoloc, Sam Paganini. Nomi che da soli farebbero un festival techno di quelli piuttosto grossi ed importanti.
E questo è solo la techno. Perché Tomorrowland è quel posto in cui si va da A$ap Rocky a Paris Hilton (ehi, non sono due nomi a caso: ci sono davvero, nel primo weekend) ma in mezzo ci sono appunto techno, però pure house “storica”, drum’n’bass, happy hardcore anni ’90, faccende più sperimentali, stranezze varie, oltre ad essere il “porto” in cui finiscono col ammarare, a piene forze, Diynamic (leggi Solomun & amici), Afterlife (Tale Of Us & amici), Cocoon (Sven Väth e amici). E parliamo sempre del primo weekend. Capite quanto diventa un peccato ancorarsi solo al Main Stage o, comunque, ad un unico genere musicale?
Tomorrowland 2017

Tomorrowland 2017

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3. Mettete in conto fango e pioggia

Altro consiglio: le foto sono sempre idilliache e con dei colori iper-saturi che trasmettono sole&felicità, ma Boom (…a proposito: ma che bello è organizzare un festival in una località che si chiama così?) è incastonata nel centro dell’Europa. Ovvero, lì dove piove spesso, dove il sole è una opinione mutevole e dove si può passare dai 30 gradi col sole che spacca le pietre ai 13 col gelo che ti trapana l’impermeabile… tutto questo in meno di 24 ore. Arrivate equipaggiati. Il fango comunque non sarà mai un problema: lì da quelle parti sono preparati, e seminano tutta l’area di un composto chimico che assorbe l’umidità con grande efficacia (controindicazione: almeno qualche anno fa, esperienza diretta, questo composto aveva però un odore non proprio piacevolissimo, quindi Tomorrowland può diventare all’inizio uno choc olfattivo… poi ci si fa l’abitudine). Comunque ecco: dalle foto Tomorrowland sembra un mondo fatato, e per molti versi lo è, ma alcune difficoltà “terrene & naturali” restano. Non vi troverete in un mare di fango come succede un anno sì e l’altro pure a Glastonbury (ma la cosa agli inglesi piace!), ma non siete nemmeno in un paradiso terrestre dove tutto è perfetto, e freddo e fatica non esistono.

4. Ci vuole un fisico bestiale

Consiglio di buon senso, invece: non fatevi del male. Non bevete cioè allo sfinimento, non assumete qualsiasi cosa che vi possa far perdere lucidità e motricità. Un po’ perché un posto così assurdo e grandioso è bello gustarselo da lucidi; un po’ perché gli spazi sono talmente grandi che sì, preparatevi, bisogna camminare un sacco, quindi un minimo di forma fisica da spalmare su tutta la giornata, anzi, su tutto il weekend è un pre-requisito da tenere bene a mente. Se non siete mai stati al Tomorrowland, all’inizio l’estensione dell’area che ospita il tutto vi sembrerà impossibile da quanto è grande. Poi, ci fate l’abitudine. E i polpacci. Anche perché i saliscendi non sono pochi – a partire dal Main Stage, dove se si vuole avere una bella visione aerea della folla – merita! – bisogna scalare la collinetta e lì insomma, un minimo di polmoni ci vogliono.
Tomorrowland

Tomorrowland

© tomorrowland.com

5. Organizzate gli spostamenti

Un altro consiglio di buon senso è invece quello di fare gli splendidi (e i superficiali) per quanto arrivare e soprattutto tornare dall’area del festival. Se sarà infatti molto facile trovare un taxi che vi porti lì, a Boom, da qualsiasi parte voi siate, pensare di trovarne libero uno a festival finito, senza averlo prenotato prima, è abbastanza da folli. Molto meglio perdere qualche minuto in più e studiare i vari modi per arrivare a Tomorrowland sfruttando l’infinita rete di bus e treni speciali che vengono organizzati per l’occasione. In Italia il trasporto pubblico spesso lo snobbiamo (magari incitati in questo dai suoi disservizi), in Centro Europa è molto più facilmente una certezza e una istituzione. Sfruttatelo.

6. Tomorrowland non è il Coachella

Nota per i modaioli: è vero, Tomorrowland è “il” festival, ne parlano tutti, ma non aspettatevi l’attenzione a stile ed eleganza che c’è a Coachella e, per certi versi, anche al Primavera Sound, ora che da qualche anno ciò che è “indie” piace moltissimo al sistema del fashion, e c’è quindi gente che si concia bella stilosa per poi farsi i servizi fotografici su Instagram. Tomorrowland, vivaddio, è più ruspante. E le americanine che arriveranno tutte acchittate – non mancano mai – perché hanno troppo introiettato in sé il modello Coachella così come esso traspare dai social negli ultimi anni, sembrano sempre un po’ fuori posto: dei tacchini travestiti da pavoni. Non fate lo stesso errore.
Ultra Europe

Ultra Europe

© Ultra Europe

7. Niente Tomorrowland? C'è l'Ultra...

Consiglio finale: se siete fan dell’EDM ma siete rimasti scornati dalle prevendite del Tomorrowland (i 400.000 biglietti complessivi vanno sold out in pochi minuti, la richiesta è tipo dieci volte tanto, facile non ce l’abbiate fatta), date allora come rimedio in questa vostra estate una chance alla propaggine europea dell’Ultra, come ormai da tradizione a Spalato, in Croazia, dal 12 al 14 luglio. Un po’ perché lì di biglietti ce ne sono ancora, nel momento in cui scriviamo queste righe; un po’ perché Spalato è davvero una città divertente, suggestiva ed accogliente (lo stesso non si può dire per Boom e dintorni… bisogna spingersi minimo fino ad Anversa); un po’ perché questa potrebbe essere l’ultima edizione che si svolge nella cittadina dalmata e soprattutto in quel gioiello architettonico che è lo stadio Poljud (uno stadio a forma di conchiglia, costruito nel 1979 per i Giochi del Meditarreneo ma ancora oggi uno degli impianti più belli d’Europa), poi del futuro non v’è certezza. C’è infatti in corso una grande polemica tra la società calcistica dell’Hajduk, abituale utilizzatore dell’impianto, e l’organizzazione del festival, visto che ad ogni edizione il terreno di gioco si rovina in modo considerevole, necessitando interventi di ripristino che costano centinaia di migliaia di euro. Sta infuriando la discussione su chi debba pagare tutto questo e in che misura, tra squadra, festival e Comune di Spalato; l’esito finale di questa discussione è imprevedibile, l’Ultra sta già minacciando di abbandonare questa sua estensione europea.

8... e il Nameless Music Festival!

Ricordatevi comunque di una cosa: in Italia abbiamo uno dei festival a tradizione EDM (anche se in realtà c’è molto, molto altro) più interessanti d’Europa. Nameless Music Festival infatti ha non solo una line up non pantagruelica ma più che ok, ma può vantare storicamente un’atmosfera “casereccia” incredibile in senso positivo (sembra veramente di stare sempre in famiglia, tra amici, anche se non ci si conosce) e una ambientazione del tutto anticonvenzionale per un festival di questo genere (incastonato nella Valsassina, a nord di Lecco, tra monti davvero spettacolari). Tutto questo radunando ormai 50.000 persone ad edizione, come accaduto quest’anno. Numeri seri. Ma – e questo è il punto – numeri che non hanno intaccato minimamente l’atmosfera originaria. Se non ci siete mai stati, andateci: l’edizione 2020 vi aspetta.