Si è conclusa domenica l’edizione inaugurale della Formula E, il primo Campionato del Mondo Fia riservato alle vetture elettriche. Ad aprire l’albo d’oro un nome che ha fatto la storia della Formula 1: Piquet. Naturalmente, non parliamo del 62enne Nelson, tre volte iridato negli anni Ottanta, ma di suo figlio Nelson Jr. finora ricordato per il coinvolgimento nel Crashgate al GP Singapore 2008. Parafrasando una dichiarazione di Maurizio Arrivabene secondo il quale la Formula 1 può imparare parecchio dalla MotoGP, vi proponiamo una serie di insegnamenti che la F1 potrebbe ricavare dalla Formula E.
1) Correre in città
La Formula 1 usa per la quasi totalità dei tracciati permanenti ma questi, salvo rari casi, sono situati lontano dalle città: ciò fa sì che per raggiungerli gli appassionati debbano partire all’alba per non restare invischiati nel traffico e che al ritorno siano obbligati a code chilometriche. In Formula E, invece, si gareggia nelle aree centrali di grandi metropoli: a Londra, lo scorso week-end, il circuito è stato ricavato a Battersea Park, un parco vittoriano a 2 miglia da Buckingham Palace. Il che permette di arrivarci a piedi o con i mezzi pubblici.
2) Il pubblico vicino
L’ossessione per la sicurezza che giustamente contraddistingue la Formula 1 dagli anni Ottanta ha portato all’ingrandimento delle vie di fuga. Il risultato è l’eccessiva distanza degli spettatori dal cuore della gara, fatta eccezione per piste come Montecarlo e Albert Park. In Formula E, invece, i tracciati cittadini permettono al pubblico di assistere al passaggio delle monoposto a un paio di metri di distanza. Quasi come avviene al Tourist Trophy, sull’Isola di Man, ma con una sostanziale differenza: la sicurezza garantita dai new jersey su cui vengono issate le reti di protezione.
3) L’equilibrio “forzato”
Per evitare che una scuderia prendesse subito il sopravvento sulle altre, come è accaduto in Formula 1 da quando sono state introdotte le Power Unit, il regolamento ha previsto che tutti i 20 piloti utilizzassero la stessa monoposto: una Spark-Renault SRT 01E con telaio Dallara, motore elettrico sviluppato dalla McLaren, batterie Williams e gomme Michelin. L’equilibrio ottenuto è evidente: in 11 gare ci sono stati 7 diversi vincitori (solo Sébastien Buemi ha vinto 3 gare) e ben 9 autori di giri veloci. Persino Jarno Trulli, 20° in campionato, ha ottenuto una pole, a Berlino.
4) I bonus
In Formula E i primi 10 al traguardo prendono gli stessi punti della Formula 1. In più però sono previsti bonus per gli autori della pole position e del giro veloce: all’autore del miglior tempo in qualifica vanno 3 punti, all’artefice del miglior crono in gara 2 punti. In tal modo, anche un pilota relegato nelle retrovie da un guasto o da un incidente, ha interesse a tirare al massimo fino alla bandiera a scacchi, per cercare di conquistare i due punti. Inoltre, come si è visto a Londra, questo bonus rende più avvincente le battute finali perché introduce un’ulteriore variabile.
5) Il ruolo dei fan
Un’altra piacevole novità introdotta dalla Formula E è il Fan Boost: la settimana precedente ogni gara vengono raccolte online le preferenze degli appassionati. I tre piloti più votati beneficiano di 40,5 Cavalli supplementari (non pochi considerando che in gara la potenza è di soli 202,5 Cavalli) che possono utilizzare liberamente durante la gara per 5 secondi. Ciò aiuta a sparigliare le carte, specie considerando che nessuno dei rivali può sapere quando uno dei tre beniamini del pubblico ne farà uso. Quest’anno c’è chi l’ha usato per eseguire un sorpasso e chi se ne è servito per realizzare il giro veloce.
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